L’Arte antroposofica vuole trovare la via verso lo spirituale: l’artista
può, attraverso il suo operare, portare nella realtà quotidiana la luce
dell’ideale. L’opera finale è il risultato di un processo, del “come” quel
fine viene a realizzarsi, del movimento che si vive nel creare ma anche nel
percepire l’opera d’arte. In altre parole, se il processo verrà sentito in
modo vivente, anche l’opera d’arte riuscirà a suscitare una risonanza, un
intimo colloquio con chi la percepisce, portando a manifestarsi la sfera
ideale.
Rudolf Steiner,
all’inizio del ventesimo secolo, oltre ad aver dato un impulso di
rinnovamento al mondo artistico, lo ha arricchito di due nuove espressioni:
l’Arte della Parola e l’Euritmia, che adottano come strumento di espressione
l’uomo stesso. L’euritmista riconquista la consapevolezza della ricchezza
del linguaggio umano e la porta ad espressione nel movimento del corpo nello
spazio; l’artista della parola segue le stesse leggi su cui poggia
l’euritmia: nelle parole troviamo l’immagine di ciò che si vuole esprimere e
chi recita dovrà acquisire la capacità di farle vivere e risuonare. Molti
artisti collaborano con i medici come terapeuti, o lavorano nelle scuole Waldorf e nelle cliniche di pedagogia curativa.
Barbara Monari